Il mega progetto di IREN, che prevede un impianto fotovoltaico denominato “Campiglia” di potenza pari a 67 MWp, nel Comune di Campiglia Marittima, è messo in dubbio anche da studi condotti nell’ambito del progetto europeo PRIMA NEXUS-NESS, che ha analizzato la significativa riduzione delle aree coltivate nella Val di Cornia, una zona agricola di rilievo in Toscana.

Nel dopoguerra, nella Val di Cornia, con la forte immigrazione di agricoltori marchigiani, sono iniziate le colture intensive di meloni, sia in campo che in serra. Successivamente, sono state introdotte anche le coltivazioni di pomodori, come testimonia lo stabilimento Petti a Venturina Terme, e di ortaggi in generale, oltre al tradizionale carciofo violetto.
É in questo contesto che sono nate cooperative come la Copal, poi diventata Coagri e infine Terre dell’Etruria, che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento per il settore agricolo locale.
Le osservazioni che abbiamo inviato al MASE, denunciano una mancanza di seria analisi sulle alternative in merito al settore sociale e occupazionale, al mancato sforzo e giusto valore della condivisione dell’energia a livello locale. Inoltre anche la transizione ecologica non è rispettata a fondo partendo anche probabilmente dall’interesse a percepire contributi e fondi pubblici da parte del Proponente, piuttosto che quantificare la perdita di suolo agricolo e riduzione di CO2 in termini anche di perdite di rete.
L’obiettivo delle rinnovabili doveva essere anche quello di sviluppare un piano partecipato che ottimizzasse l’uso di risorse essenziali come acqua ed energia, promuovendo al contempo l’efficienza irrigua, la competitività e l’introduzione di colture resilienti ai cambiamenti climatici.
L’enorme mole di documentazione prodotta dal proponente sul ” Progetto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico denominato “Campiglia” di potenza pari a 67 MWp e 63,5 MW nel comune di Campiglia Marittima (LI) ed opere connesse alla RTN nel Comune di Suvereto (LI), non può oscurare un fatto fondamentale: l’installazione di impianti fotovoltaici su 106 ettari non rappresenta una soluzione alla crisi agricola della Val di Cornia. Questa valle, conosciuta come l’“Orto della Toscana”, non può destinare un’area così vasta a un uso diverso dall’agricoltura, rischiando di aggravare ulteriormente la già critica situazione.

Le sfide che attendono il settore agricolo in Val di Cornia non si risolvono riducendo i campi seminativi. La necessità di produrre alimenti localmente ha un valore inestimabile in termini di cultura, economia, sostenibilità ambientale e riduzione delle emissioni di CO2.
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Consigliere Comunale di Minoranza
Alessio Landi
del Gruppo SanVincenzo5stelle
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